Blackface: il siparietto del politicamente corretto

Il 24 settembre scorso una compagnia teatrale locale si è esibita presso il teatro dell’Oratorio di San Bernardino a Crema, in una rappresentazione nell’ambito della rassegna “Stelline”.

La commedia è stata concepita con lo scopo di promuovere un messaggio di inclusione, ha quindi coinvolto attori amatoriali che hanno rispettivamente vestito i panni di persone dalla più svariata provenienza, tra cui una donna africana rappresentata da un’attrice bianca; che per conformarsi ai parametri fenotipici peculiari delle popolazioni centro africane si è annerita il volto con della pittura. Apriti o cielo!

Accompagnata da un rappresentante dell’A.I.M.A. (Associazione Italiana Malattia di Alzheimer) il cui ricavato sarebbe stato a loro devoluto, è salita sul palco prima dell’esibizione l’assessore al welfare e alla coesione sociale Musumary Anastasie, di origini congolesi, che stando a quanto riportato dal giornalista Vittoriano Zanolli ha improvvisato un’omelia di accusa nei confronti degli organizzatori tacciandoli di razzismo, esclamando prima di abbandonare la sala in segno di protesta: «Non è accettabile truccarsi in quel modo perché ciò non favorisce l’integrazione; se il copione prevede la figura di una donna africana serve trovare un’attrice di colore che partecipi alla commedia».

Ammesso (e in questo caso non concesso) che ci siano attrici di colore all’interno della compagnia teatrale e al netto del fatto che nel corso degli ultimi anni, soprattutto nel mondo della cinematografia, stiamo assistendo all’inserimento di attori di origini africane (alias neri, parafrasando la Musumary, s’intende…) che recitano nei panni di personaggi storici o mitologici indiscutibilmente europei (alias bianchi, per par condicio, s’intende…); saremmo quindi in linea di principio concordi con la volontà dell’assessore in questione nel demandare all’appartenenza etnica e culturale la rappresentazione dei personaggi, che ne presuppone l’origine.

Pur non riuscendo a comprendere all’interno di questa bagarre dove stia lo stereotipo discriminatorio e offensivo nei confronti di chicchessia, riteniamo doveroso evidenziare il cortocircuito ideologico di Anastasie Musumary, esponente di un partito politico fautore di quel progressismo culturale ed ideologico che opera incessantemente verso la soppressione delle appartenenze particolari ed ereditarie dei popoli in generale e di quello italiano in particolare, promuovendo quel melting pot che le differenze le cancella, massificando e livellando.

Verrebbe da chiedersi se la vocazione cosmopolita talvolta vacilli un po’ quando si assiste alla surrogazione di ciò che ti è più prossimo, oppure se la stessa funzioni a fasi alterne, comunque rigorosamente a senso unico.

Verrebbe da chiedersi anche se l’arbitrarietà della discriminazione razziale, interpretata a discrezione personale e a seconda delle contingenze dai sempiterni presunti discriminati che intrattengono la cittadinanza e le cronache con questi siparietti dall’importanza vitale manco fosse Crema l’Alabama degli anni venti, potremmo applicarla alla categoria degli autoctoni nativi italiani ed europei; che si vogliono afflitti da un senso di colpa artificioso e indotto, sottoposti alla pervasiva decostruzione dei propri tratti più evidenti e tangibili e quindi anche ancestrali, mediante gli strumenti di intrattenimento/indottrinamento di massa, che il più delle volte puzzano di propaganda. 

Per apprendere questo doppiopesismo e le conseguenti derive politicamente corrette, talvolta le discriminazioni presunte in questo senso si possono riscontrare interpretando a proprio piacimento la scelta del trucco nelle iniziative teatrali dell’Oratorio di San Bernardino. 

Per quelle reali basterebbe sintonizzarsi su Netflix. A buon intenditor…

PROGETTO NAZIONALE CREMA