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Alla Federazione Provinciale del Partito Democratico vogliamo raccontare una storia che ha come protagoniste Giuseppina Ghersi (13 anni), Jolanda Crivelli (20 anni), Norma Cossetto (23 anni) e le 70 donne uccise nel reggiano; senza dimenticare le nefandezze delle truppe dei liberatori, come le 2000 donne stuprate dai goumier francesi nel frusinate. 
Ce ne sono molte altre di donne che, nello stesso periodo storico, hanno incontrato un identico tragico destino: quello di essere ripetutamente stuprate, torturate e poi ammazzate.
La scelta infelice di indossare un indumento di colore rosso, rimanda tristemente ai “Femminicidi Partigiani” su donne (spesso poco più che bambine) ritenute colpevoli di aver sposato una parte politica differente, di essere figlie di imprenditori, di aver intrapreso una carriera militare o di aver lavorato per l’apparato statale.
Molte volte invece, solo per semplice crudeltà, solamente perché fiere di essere italiane.
Lo stesso colore rosso, lo ritroviamo oggi nelle manifestazioni a favore di quella immigrazione incontrollata che ha causato la morte di altre donne. Tra gli omicidi più efferati, ricordiamo Pamela e Desirée, drogate, stuprate e uccise da spacciatori-immigrati clandestini. 
 
Ci domandiamo perché, per tutte queste donne, non esista una data del ricordo, ma siano, ancora oggi, ritenute morti “scomode” da nascondere o, peggio ancora, morti “giustificate”.
 
Invitiamo il PD, i sindacati e le istituzioni tutte, a ricordare tutte le donne che sono morte in quanto tali e di porre in pratica concretamente quanto viene troppe volte solo propagandato per ammantarsi di un falso ed ipocrita buonismo.
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