Dicoerenzaeazione

Chi, come me, vive del proprio lavoro, non può purtroppo essere sempre rapido e puntuale nell'intervenire su questioni di carattere politico, per quanto coinvolto io ne possa essere.


Ciò che sta succedendo in questi giorni a Flavio Tosi, nostro leale e corretto alleato politico, sembra avere dell’incredibile, ma se diamo in realtà uno sguardo agli ultimi anni, quello che sta accadendo non è poi così anomalo; occorre fare veri e propri distinguo tra parole e fatti, tra chiacchiere e realtà.
Se a volte le parole di Flavio Tosi possono sembrare troppo moderate o, addirittura troppo “democristiane”, i fatti mostrano che oltre agli slogan più o meno coloriti, più o meno urlati, esiste una reale urgenza di adottare una linea di azione che sia di attuabilità e concretezza, nell'interesse dei cittadini italiani sempre più stremati da una classe politica rappresentata da bugiardi, voltagabbana, strilloni e inconcludenti.

Flavio Tosi ha dimostrato in maniera concreta cosa significa essere un amministratore capace e realista, più di qualsiasi politico furbastro e chiacchierone, nonostante in alcuni casi abbia dovuto applicare scelte impopolari, ma necessarie nel contesto e nelle esigenze del governo della sua comunità, così come una società moderna impone.
Chi stigmatizza alcune sue scelte, credo che raramente lo abbia fatto con una lucida analisi politica, bensì spinto dalla necessità di attirare l’attenzione, per avere il suo momento di gloria, per paura di essere superato dai consensi, per esigenze di visibilità mediatica di riflesso (altrimenti negata), per invidia di come sia riuscito Tosi da solo a conquistare la fiducia di molti suoi elettori non leghisti, come il sottoscritto e la componente politica che rappresento.
Oggi gli viene chiesto di scegliere tra il partito che lo vede militare da sempre, e la Fondazione “Ricostruiamo il Paese” (che partito non è), nata in assoluta convergenza d’intenti (lo strumento che dovrebbe accompagnare Tosi alla candidatura nelle eventuali primarie del centro-destra), condivisione ed accordi con i vertici stessi del suo partito; richiesta quindi talmente meschina e strumentale che ben rappresenta il livello di tanti pseudo-politici che parassitano nel Parlamento italiano ed in quello europeo.
Chi come me conosce bene questo tipo di vicende, perché già vissute per certi versi in prima persona, sa cosa significa essere considerato “dissidente”. Se un tempo le varie anime e correnti all’interno dei partiti costituivano luogo sì di scontro (interno) ma anche di dibattito, di critica costruttiva e di crescita, oggi chi le incarna diventa automaticamente nemico giurato e “traditore”. Hai voglia di parlare di confronto, di analisi, di sintesi e di crescita…
Le strette di mano, la parola data, la correttezza e la trasparenza delle azioni volte ad ampliare il consenso indiretto del proprio partito di appartenenza, anziché essere considerate come atti degni, strumenti utili e potenzialità, vengono sic et simpliciter bollate come smania di protagonismo, messa in discussione della monolitismo del partito, trame sotterranee contro i vertici.
Il mondo politico da cui provengo è oggi in gran parte affascinato da personaggi che, per quanto oggi predichino bene, non brillano certo per coerenza e lungimiranza politica. Se diamo uno sguardo al loro comportamento passato vediamo i loro nomi scorrere tra chi ha approvato in sede istituzionale, al momento del voto, quel disgraziato Trattato di Lisbona che abbiamo sempre contestato sin dagli albori. Una considerazione questa che solitamente viene liquidata con un ricorrente «ho obbedito al gruppo parlamentare» oppure «questa era la linea del partito con cui sono stato eletto» oppure «ho rispettato le gerarchie del partito» e via dicendo. Abbastanza comodo, o no?
Esistono delle responsabilità oggettive. Si possono liquidare semplicemente con un «mi scuso» oppure «ho sbagliato», da parte di chi, quantomeno, dovrebbe leggere ciò che firma o vota per il bene dei cittadini che rappresenta, grazie alla nomina guadagnata sul campo o spesse volte paracadutata, come vuole il porcellum e probabilmente il “nuovo” italicum?
Il merito, questo sconosciuto, trova sempre minor spazio nei partiti; di conseguenza chi ha il pregio di impostare il proprio modo di fare politica sul lavoro serio, quotidiano, infaticabile, rinunciando allo strepito propagandistico e alle scorciatoie sloganistiche, perché il ruolo istituzionale e amministrativo ricoperto impone un diverso approccio e atteggiamento, diventa automaticamente un “eretico”, un deviato e un deviante. Non importa se questo modus operandi offre strumenti di crescita, di operatività e di consenso (che difficilmente sarebbe stato direttamente catalizzato dal partito).
Proprio nelle aree dove autonomia e federalismo dovrebbero essere dogmi incontestabili, al lato pratico troneggia un becero centralismo di stampo sovietico. Epurazione: la parola d’ordine!
Chi scarica in questo modo può esattamente rifarlo in futuro, con qualunque altro soggetto interno o esterno; non è quindi mia intenzione accordare fiducia incondizionata a chi adotta simili comportamenti in politica e, conseguentemente in privato.
Potranno anche esserci delle convergenze in futuro, politicamente non è da escludere, ma convergenze come ce ne possono essere con altri soggetti politici moderati, di centro o riformisti che dir si voglia. Le alleanze nascono per raggiungere alcuni comuni obbiettivi, e tanto più sono forti e durature quanto più è condivisa la sensibilità culturale e politica dei soggetti coinvolti.
Prima ancora di tirare in ballo richiami alla battaglia del “sangue contro l’oro”, o della “sovranità contro il Mondialismo”, per quanto ovviamente condivisibili, nella vicenda “Tosi-Lega” vedo personalmente chiamate in causa prima questioni che richiamano alla slealtà e alla scorrettezza. In questi ultimi anni in cui mi sono interessato alla vita politica istituzionale, ho potuto constatare che il più pulito ha la rogna!
Non me ne vogliate, ma ho ancora buona memoria, e ricordo che alla prima competizione elettorale alla quale ho partecipato eravamo in molti sul carro del centrodestra, allora composto da Forza Italia, Alleanza Nazionale, UDC, Alternativa Sociale (composta da Azione Sociale, Forza Nuova, Fronte Nazionale), Partito Socialista, Democrazia Cristiana per le Autonomie (quella di Gianfranco Rotondi per intenderci) e l’allora Movimento Sociale Fiamma Tricolore.
Dopo la figuraccia, in termini di voti, dell’allora mio partito di riferimento (non il solo comunque), dopo che i leader di riferimento della cosiddetta “area” non trovarono la sintesi per manifesta presunzione e permisero alla Democrazia Cristiana di Rotondi di eleggere i parlamentari per un solo 0,1% di scarto, allora ho iniziato a mutare la mia ottica verso la politica istituzionale.
Non ho mai criticato le scelte altrui, magari non condivise, ma sempre rispettate, esattamente come ora, di conseguenza, non tollero che mi/ci vengano affibbiati epiteti “democristiani”, “liberisti” o “mondialisti” che siano.
Ricordo bene le accuse di deriva leghista rivolte al sottoscritto e ai suoi più stretti collaboratori quando scegliemmo di sostenere Flavio Tosi alle elezioni comunali di Verona del 2008 all’interno della sua lista civica, nonostante una campagna elettorale fatta in assenza di mezzi e di sostegno di partito ma con grande cuore e spirito di sacrificio, e soprattutto contraddistinta dalle nostre battaglie politiche e sociali e dal nostro simbolo della Fiamma Tricolore che campeggiavano sui manifesti e sul poco materiale di propaganda elettorale che riuscimmo a stampare.
Una memoria che proprio in questi giorni torna alla mente, ma che evidentemente in troppi e troppo facilmente si sono scordati. A Flavio Tosi garantimmo a suo tempo una parola, chiedendo in cambio il rispetto della la nostra componente politica, e solamente dopo aver dimostrato di essere all'altezza del compito che ci eravamo dati: incarnare con l’esempio concreto quella capacità, serietà, onestà, spirito di sacrificio, azione impersonale al servizio di princìpi, che troppi si attribuiscono in maniera autoreferenziale nascondendosi dietro a un simbolo che spesso non meritano di richiamare.
Non ci siamo mai negati il diritto di critica alle scelte o alle esternazioni che di Tosi non abbiamo condiviso, così come abbiamo sottolineato quanto di buono e di giusto Flavio ha saputo dire e fare in tutti questi anni. E lo abbiamo sempre fatto nei toni, nei tempi e nei luoghi consoni ad un rapporto di reciproco rispetto, franchezza e lealtà. Ritengo che il bilancio si sia sempre mantenuto equo.
Quindi amici e soprattutto “camerati” non accetto lezioni di comportamento e coerenza politica.
Su euro, Eu, immigrazione e politiche sociali abbiamo dato e continuiamo a dare indicazioni a chi le condivide e a chi ha scelto di seguirci in questo nostro arduo e determinato cammino, senza dipendenze patologiche da slogans, scorciatoie, utopie, soluzioni inattuabili e virtualismi, ma soprattutto senza la presunzione di essere i migliori!
A buon rendere!
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PIERO PUSCHIAVO
Presidente Associazione Progetto Nazionale

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