SUL CROLLO DEL PONTE “MORANDI” A GENOVA

In riferimento alla gravissima sciagura di Genova, premesso il dovuto cordoglio per le famiglie colpite dai lutti, mentre tuttologhi e forcaioli imperversano, credo che dal punto di vista politico di Progetto Nazionale, sia invece prioritario soffermarsi su alcune considerazioni di altro indirizzo.

Suscitano una certa perplessità le dichiarazioni del Ministro dell’Interno Matteo Salvini (per altri versi invece apprezzato nell’approccio dialettico e politico verso il problema immigratorio), che scade nella qualunquistica “analisi” sulle cause: «Se ci sono vincoli europei che ci impediscono di spendere soldi per mettere in sicurezza le scuole dove vanno i nostri figli o le autostrade su cui viaggiano i nostri lavoratori, metteremo davanti a tutto e a tutti la sicurezza degli Italiani».

Non vorrei che il Matteo “nazionale” non avesse del tutto messo alle spalle il vecchio retaggio comunista nella cui ottica, se qualche decennio fa la colpa era sempre dei “padroni”, oggi è invece da ricercarsi sempre in qualche presunto e fantomatico fattore esogeno, come l’UE e l’euro, tanto per essere chiari.

Se sanguina comunque il cuore davanti al cedimento del ponte autostradale di Genova, non è per noi accettabile chiudere gli occhi di fronte all’altro ultra cinquantennale cedimento strutturale degli italiani come Nazione.

Il disastro di Genova (ultimo in ordine cronologico di una serie inaccettabile di crolli) è una vergogna tutta italiana, perché sciagure analoghe non si verificano in alcuna altra nazione all’interno dell’Ue e della moneta unica.

Puntare il dito sull’austerità per indicarla quale causa dell’accaduto, senza affrontare il nodo del sistema economico dominante – liberalcapitalista – è un giochetto furbo e fuorviante.

Se non raddrizziamo la schiena degli italiani anziché blandirli con indulgenze, promesse, buonismo, mammismo…non cambiamo le nostre città, l’Italia, l’Europa o qualsiasi altro luogo sulla terra.

Certo, possiamo discutere di società concessionarie, di prolungamenti ventennali senza gara delle concessioni, di maggior efficienza del pubblico o del privato, di fatturati e di utili, di Atlantia e di Benetton, di competenze ministeriali, di nazionalizzazioni e di privatizzazioni e così via.

Ma non possiamo fingere colpevolmente di ignorare che stiamo precipitando verso il Terzo Mondo, e che l’inversione di rotta (in primis culturale) dipende innanzitutto da noi.

Questo il primo passo, insieme alla rapida e chiara individuazione delle responsabilità e delle colpe, per dimostrare rispetto per le vittime e restituire dignità a quello che oggi è un Paese e un tempo fu Nazione, per poter camminare a testa alta verso una più grande Nazione Europea.

Luca Zampini

Progetto Nazionale – Verona