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L’Associazione Progetto Nazionale, circolo ‘Terre dei Gonzaga’ rivendica l’azione avvenuta nella notte tra il 30 aprile ed il 1 maggio in provincia di Reggio Emilia con lo specifico intento di puntare il dito sulle tante mal-celate verità che investono la vicenda del crack delle cooperative rosse.

Dobbiamo innanzitutto capire in che contesto viviamo, quale clima abbiamo respirato in questi anni in cui abbiamo vissuto in un regime monocolore, dove il tessuto economico-produttivo si è basato su di un sistema monopolistico a senso unico.

Nella terra colpita del sisma, il vero terremoto è stato rappresentato dal crack-truffa del sistema cooperativo in quanto, quando gran parte del settore economico produttivo si basa per anni su di un’unica realtà, non per miopia politica, ma bensì al fine di preservare un rapporto simbiotico tra l’attore e l’amministrazione con lo scopo di fungere da collettore di denari e di voti per il partito, e successivamente questa realtà implode, le conseguenze sono devastanti su tutto il tessuto sociale e occupazionale e a pagarne le conseguenze sono le nuove generazioni.

Troppo comoda liquidarla così.

Troppo comodo anestetizzare un’intera comunità facendole credere che nessuno ha colpa, che ciò che è successo è frutto della crisi economica generale; qualcuno deve assumersi delle responsabilità, qualcuno deve pagare per qualche migliaia di risparmiatore truffato e soprattutto per quegli artigiani messi in serie difficoltà.

Qualcuno sapeva, ma faceva finta di niente…

Allora qualcosa deve cambiare.

Mentre la Lega Coop è riuscita, attraverso un’operazione di abile propaganda politica, ad acquisire una parte del credito dei risparmiatori truffati; più di un artigiano, che avrebbe invece dovuto esser privilegiato, è risultato essere la vera parte lesa. Questa categoria rappresenta il mondo del lavoro e oggi si ritrova in serie difficoltà, ma nessuno se ne ricorda, molto probabilmente perché questi non sono iscritti ad alcun sindacato; nessuno si è chiesto o preoccupato del fatto che svariati padri di famiglia e titolari di piccole imprese non solo sono rimasti senza lavoro, ma non hanno potuto pagare i propri dipendenti, si sono trovati nell’impossibilità di versare regolarmente i contributi, di ottemperare i propri impegni finanziari con le banche e di pagare i propri fornitori; provocando un impoverimento sociale che ha investito tutto il territorio.

Più di qualcuno sapeva, rigorosamente taceva e, ancor oggi, l’intero sistema cooperativo, coadiuvato da una branca della magistratura fortemente politicizzata, che utilizza la giustizia per fini politici, continua ad erigere un muro di gomma intorno alla vicenda.

Senza dimenticare i lacché di turno, come nel caso Cmr, dove centinaia di famiglie si ritrovano prone ed in soggezione, innanzi ai rappresentanti dello stesso comitato creditori, promosso dagli stessi membri espressione del rapporto simbiotico tra gruppo cooperativo ed amministrazione, ipocritamente pronti a proporre l’assistenza legale ai risparmiatori truffati.

Della serie “prima ti frego i soldi, poi ti aiuto a difenderti”.

Tutto questo mentre si cerca di spostare l’asse dell’attenzione sulle presunte infiltrazioni mafiose nel territorio, con i vertici del Pd che si stracciano le vesti chiamando a raccolta i sindaci di tutta la provincia.

Ma  possibile che nessuna mente libera e non omologata si sia inorridita innanzi a tanta ipocrisia?

Sono ormai decenni che il nostro territorio vede la presenza della mafia degli appalti, delle assunzioni negli enti pubblici, del monopolio dei servizi attraverso una ‘rete cooperativa’ che potesse garantire al Pci-Pds-Ds, oggi Pd, un retroterra economico sempre più solido, assai utile per affrontare i costi della politica.

Ci vorrebbe ben altro che una semplice commissione di inchiesta per far luce sui rapporti organici fra cooperative, partiti, esponenti politici e amministrazioni locali.

E l’intreccio coop rosse-partito-enti locali è tale che la stragrande maggioranza dei dirigenti delle coop sono stati prima funzionari di partito e amministratori locali.

Gli stessi amministratori che, appunto diretta emanazione delle ‘grandi mamme’, con chissà quali formule alchemiche trasformavano intere aree agricole acquisite dalle cooperative edilizie rosse, con cambio di destinazione d’uso ad hoc per consentirne la rideterminazione del valore di mercato; magari mentre nello stesso tempo terreni edificabili di attività private, divenivano agricoli.

Si sono viste lottizzazioni eseguite da cooperative, dove non è stata richiesta l’esecuzione delle opere di urbanizzazione o il deposito delle necessarie garanzie fidejussorie.

Questa non sarebbe mafia, o come la chiamiamo?

Innanzi a tutto questo, dopo un timido sussulto iniziale, quasi di stupore e smarrimento, è fumosamente calato il muro del silenzio, tipico della peggior omertà mafiosa.

Ma i responsabili hanno un volto, un nome ed un cognome…

E noi le promesse le manteniamo…

“Senza fretta ma senza tregua”

 

Progetto Nazionale

Circolo territoriale

Terre dei Gonzaga

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