Piazza Martiri

Dovendo fingere amore e passione per l’Italia laddove amore e passione per la Patria in realtà non son di casa, ma dove al limite alberga solo l’obbligo istituzionale, è logico che, anche quest’anno, le occasioni per dimenticare, ridimensionare, sminuire, decontestualizzare, negare e giustificare - nella forma e nella sostanza - la tragedia nazionale delle Foibe e dell’Esodo si siano sprecate a tutti i livelli, dalle alte cariche dello Stato (lo possiamo ancora definire tale?) fin giù alla cosiddetta “società civile”.

Come volevasi dimostrare…

È una catena di piccole e grandi occasioni perdute che segue ininterrotta, dal centocinquantenario della nascita dello Stato nazionale unitario al centenario della Grande Guerra, fino alla misconosciuta Festa del Tricolore.

Qui non ci sono scuse, non c'è "l'Europa che ce lo chiede": o sei o non sei, o vibrano certe corde dell'anima o niente da fare.

Solo le sconfitte, le occupazioni e i morti di serie A han diritto alla celebrazione e alla memoria in questa disastrato Paese.

Non è d’altronde una data messa lì a mo’ di contentino e compromesso riparatorio da chi ha la coscienza grondante vergogne e tradimenti che può trasformare gli odierni italopitechi in uomini dalla schiena dritta.

Tant’è.

Per noi resta l’imperativo etico di squarciare la coltre del silenzio che ancora troppo fitta e pesante avvolge i rei d’italianità!

Ed è per questo che anche quest’anno sia i circoli territoriali di Progetto Nazionale sia i singoli militanti si sono adoperati nei propri ambiti di competenza per fornire direttamente o indirettamente il loro umile contributo.

Luca Zampini

 

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