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È di qualche giorno fa una iniziativa politica di Progetto Nazionale, palesemente provocatoria, ed altrettanto palesemente non violenta.

Oggetto dell’iniziativa il sostegno sempre più spinto del sindacato “barricadero” per antonomasia - la Cgil - a determinate categorie (al loro interno comunque non monolitiche e spesso egemonizzate da minoranze fanatiche), quella degli immigrati e quella della galassia LGBTQQIAAP+ (e via con l’alfabeto).

Nello specifico dell’azione di Progetto Nazionale, appare evidente l’intento di sottolineare il paradosso per cui, in un momento in cui imperversano le piaghe della criminale precarizzazione del lavoro e dell’esistenza, dell’assenza cronica di piani industriali, e non da ultima, della denatalità e dell’inverno demografico italiano, il sindacato dovrebbe affrontare con tutte le forze e ben altro cipiglio questioni più attinenti alla propria missione principale, anziché perdersi nel teatrino mediatico molto opportunistico dei diritti civili.

Paradossalmente, l’azione di Progetto Nazionale, sarebbe potuta suonare alle orecchie del sindacato come un richiamo alle origini e alle priorità, ed essere accolto sì come una fastidiosa provocazione, ma anche una opportunità per fare autocritica.

Ovviamente così non è stato, ed abbiamo assistito alla prevedibile ridda di etichettature dell’iniziativa quale “intimidazione razzista-xenofoba-nazifascista-populista-sessista-omofoba-” etc., con gli altrettanto scontati richiami alla vigilanza e alla severità delle autorità competenti. Insomma, l’armamentario dialettico buono per tutte le stagioni della “sinistra”, e soprattutto comodo per scartare il focus della critica. In un’Italia dove c’è chi considera l’affissione di un adesivo qualcosa di equiparabile alla sovversione dell’ordine democratico, ci sta anche questo…siamo messi male e si sapeva

Quanto sopra esposto, ci ricollega però ai risultati dei ballottaggi delle ultime elezioni amministrative; elezioni che si sono rivelate un mezzo disastro per il Pd - e il centrosinistra in genere - che sta perdendo pezzo dopo pezzo molte delle roccaforti storiche anche nelle regioni storicamente rosse (Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, etc.), nonostante una egemonia ancora molto forte sia nei mezzi d’informazione sia nel mondo della cultura (ed è lì una delle sfide prioritarie del centrodestra a prescindere dal consenso elettorale).

La forbice del distacco tra la Sinistra politica e la realtà - e la gente - si allarga sempre più.

Potete continuare quindi ad urlare al lupo “fascista-razzista-populista-sessista-omofobo” per coprire i vostri fallimenti, potete invocare le manette per noi, ma se gli operai (ormai minoranza in una Italia in via di deindustrializzazione) non sottoscrivono le vostre tessere e non vi votano, le ragioni (di natura politica ed antropologica) le dovrete cercare altrove, perché i “plebei” (come li ha definiti Eugenio Scalfari), i conti con la realtà li sanno fare meglio (di quanto pensate) e prima di voi.

Forse le ragioni delle vostre sconfitte risiedono nella vostra metodologia d’interpretazione delle categorie politiche che odora di muffa, nelle prassi e nei metodi a fronte delle nuove sfide del tempo...difficilmente vi salverà la vostra arrogante supponenza.

Anche perché, le “campagne d’odio” (come le chiamate voi) verso i cosiddetti populisti – campagne che trovano curiosamente concordanza con i giudizi squalificanti provenienti dall’area liberal-liberista, che troppo frettolosamente e presuntuosamente stigmatizza il fenomeno cosiddetto “populista” - non sono da meno di quelle che voi denunciate di subire.

Definirvi autoreferenzialmente “democratici” per poi vomitare i più vergognosi epiteti per il popolo ignorante quando non vi capisce e non vi sostiene più, non vi fa migliori degli altri.

Meditate.

Luca Zampini

Coordinatore provinciale Progetto Nazionale - Verona

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