400 8marzo2018L’associazione Progetto Nazionale rivendica i volantini affissi innanzi alle sedi CGIL di Modena, Reggio Emilia, Castellarano, Castiglione delle Stiviere, Castelgoffredo, Mantova, Suzzara e Crema nella notte tra il 7 e l’8 Marzo, alla vigilia della “festa della donna”. Senza toccare le origini internazionali socialiste del primo novecento o di alcune sue alcune forme e significati che ha assunto ai giorni nostri, ci limiteremo all’aspetto legato alle discriminazioni politiche e alle violenze sul gentilsesso. Questa ricorrenza, ormai quasi completamente egemonizzata dalla CGIL, dal tema della violenza sulle donne al cosiddetto “femminicidio”, si dirama in un calendario di eventi in ogni provincia italiana che si districa tra cittadinanza, lotta al razzismo e condizione delle donne nel medio oriente, ma purtroppo non contempla in nessun caso il periodo storico dove veri e propri orrori ai danni del sesso debole erano all’ordine del giorno, strettamente legati all’odio ideologico. Nessuno parla dei “Femminicidi Partigiani” (spesso preceduti da stupri e torture) su donne ritenute colpevoli di aver sposato una parte politica differente, di essere figlie di imprenditori, di aver intrapreso una carriera militare, di aver lavorato per l’apparato statale, a volte per semplice crudeltà a danni di civili o solamente perchè fiere di essere italiane. La lista di sangue sparso innocente è lunghissima: Giuseppina Ghersi, Jolanda Crivelli, Norma Cossetto, le 70 donne uccise nel reggiano, Clorinda Boffelli a Crema e le ausiliarie rasate a zero fatte sfilare in piazza Duomo; solo per citarne alcune . Sicuramente da non tralasciare vi sono le nefandezze delle truppe dei "liberatori" come le 2000 donne stuprate dai goumier francesi nel Frosinate e molte altre ancora.
Questo perché crediamo che sia ora di sdoganare la “violenza scomoda” per rifondare totalmente alcuni preconcetti. Queste donne meritano di essere rimembrate alla pari con chi ha lottato per ottenere nella storia i diritti di cui le donne oggi godono. Se però si crede che queste morti “scomode” siano confinate solamente nel ‘900 è un grave errore. È, infatti, possibile retrocedere a “morte di serie B” anche ai giorni nostri, basti pensare all’episodio della ragazza accoltellata e fatta a pezzi da 3 nigeriani a Macerata; oltre al danno e lo sfregio della mancata visita del ministro Minniti vi sarà anche la beffa di non essere ricordata a dovere in questa ricorrenza.
Quindi chiediamo alla Cgil, ai sindacati e alle istituzioni, di ricordare tutte le donne che nella storia sono morte in quanto tali e di mettere in pratica concretamente  quanto viene troppe volte solo propagandato.
Progetto Nazionale
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