La cittadinanza è espressione del radicamento di un popolo - con la propria storia e cultura - in un territorio, e non un semplice strumento burocratico-amministrativo, disincarnato e inanimato, in balia dei capricci dell’umanitarismo lacrimevole, della dittatura del politicamente corretto, degli indicatori di mercato.

L’identità della nostra gente (come quella delle altre genti d’Europa) non si è formata nel parlamento, si è formata nel corso di secoli d’evoluzione determinata dall’autoctonia, in un rapporto di continuità tra antenati e discendenti.

Hanno ragione quelli che definiscono quella dello ius soli “una battaglia di civiltà”.

Ius Sanguinis e Ius Soli testimoniano infatti due inconciliabili visioni del mondo.

La nostra è quella della cittadinanza fondata sulla discendenza, sul cosiddetto diritto di sangue, e si colloca nel solco della continuità con l’antichità classica greco-romana, all’origine delle radici della civiltà d’Europa. Noi oggi siamo gli eredi di quegli antichi popoli “storici”, e di quelli “preistorici” che li precedettero.

L’altra, quella di coloro che pretenderebbero d’imporre lo ius soli, è quella dei mondialisti, degli internazionalisti, dei cosmopoliti, dei tifosi della sostituzione etnica di popolo, dei noborders, degli apologeti del nomadismo e della figura del migrante, di quelli che odiano profondamente le differenze, i confini, che hanno in spregio il concetto di forma e di limite, di identità e di nazione!

La sinistra è orientata verso lo ius soli, e non potrebbe essere altrimenti.

Chi vuol concedere la cittadinanza indistintamente, mira a spezzare i legami di discendenza tra antichi e moderni popoli d’Europa.

È nostro dovere etico, politico e culturale contrastarla. Per i motivi sopra accennati e per tutti i pericoli mortali insiti nell’annuncio pubblicitario di svendita della cittadinanza che lo ius soli rappresenta.

L’iniziativa per l’approvazione dello ius soli altro non è, dietro falsi e piagnucolosi pretesti buonisti, che una operazione di ingegneria sociale per avvelenare i pozzi della nostra plurimillenaria identità.

Progetto Nazionale

«L’intrico sotterraneo delle radici, […] questa trama che è realmente vincolante e rispetto alla quale il singolo non significa nulla, perché è da essa che è generato, è il sangue che ce ne dà il presagio, grazie al quale avvertiamo il sentimento lieto di una profonda appartenenza […] un popolo senza legami di sangue è una mera massa»

ERNST JÜNGER, “Standarte”, 29 aprile 1926

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