Piero Puschiavo

Terminata da qualche giorno l’ultima tornata elettorale amministrativa, e conseguenti esiti usciti dalle urne - dove more solito nessuno ha perso e tutti hanno vinto - cerchiamo di fare un esame oggettivo e distaccato, che in quanto tale diverge dalla vulgata.

Tutti i partiti, indistintamente, lasciano sul campo un numero discreto di voti, nonostante il fatto che le percentuali appaiano per alcuni favorevoli; ancora una volta a salire è solamente lo sconforto, il disgusto, la rassegnazione, il fatalismo, il menefreghismo e il disinteresse verso l’intero sistema politico; un insieme di componenti che alimentano l’astensionismo, senza però alcuna prospettiva strategica e costruttiva. Non è un indicatore di crisi del sistema, ma del suo stato di buona salute.

A fregarsi le mani rimangono i soliti furbi e i poteri forti, che hanno buon gioco nell’influenzare e pilotare le politiche nazionali, mantenendo in bilico esecutivi e amministrazioni, che possono ribaltare a seconda dei propri interessi.

L’autoreferenziale euforia del centrodestra per aver vinto nelle roccaforti rosse, è facilmente ridimensionabile se si considera che il vero grimaldello della sconfitta dei “residuati rossi” in quelle piazze è stato il "rottamatore” Renzi; il suo sostanzialmente scarso impegno elettorale, unitamente alla scelta di candidati inadeguati e agli attriti interni che attraversano il Pd, non potevano far altro che favorire un centrodestra apparentemente in rimonta, ma in realtà senza una rotta certa e una coesione coerente.

Questo la dice lunga su come ci si stia preparando alle prossime politiche...ma questa è un’altra storia.

Andando sinteticamente agli esiti elettorali per quanto riguarda Progetto Nazionale, non possiamo negare la delusione per il mancato obbiettivo a cui ambivamo in due importanti centri del Veneto, a Padova con Bruno Cesaro e a Verona con Andrea Miglioranzi; due scenari politici e due situazioni cittadine comunque assai diverse tra loro. Purtroppo nessuna rappresentanza politica è stata ivi raggiunta.

Se a Padova è giunta una sconfitta incredibile al ballottaggio, dove l’elettorato della sinistra ha saputo compattarsi e mobilitarsi contrariamente al centrodestra che sosteneva Bitonci, a Verona ha prevalso la logica del “cambiamento”, con gran parte degli attori della coalizione vincente provenienti paradossalmente dall’amministrazione uscente, attaccata, altrettanto paradossalmente, su punti in gran parte e a lungo condivisi (carte alla mano) da molti soggetti del gruppo che governerà Verona.

Spiace doppiamente anche alla luce di alcuni risultati d’eccellenza a livello italiano raggiunti dall’amministrazione uscente.

Una campagna elettorale, quella veronese, che sarà meglio archiviare in fretta per mancanza di stile, per cattiveria diffusa, per bassezza e per povertà di contenuti. Più che di “cambiamento” s’è trattato in molti casi di rancori, invidie, risentimenti e regolamenti di conti, alimentati ad arte da falsità, forzature, distorsioni e manipolazioni propagandistiche. Certi comportamenti, che credevamo appannaggio della peggior sinistra, hanno purtroppo fatto breccia anche a destra. Nella politica trova spazio anche questo…non sempre e non per tutti, per fortuna.

Certi di avere fatto tutto il nostro possibile e di aver dimostrato compostezza, fermezza e lealtà anche di fronte a decisioni che non ci hanno coinvolto in maniera organica, incassiamo una amara sconfitta, pronti a ripartire seguendo i segnavia imprescindibili del nostro cammino.

D’altro canto, offre invece motivo di orgoglio il risultato di Cerea, in provincia di Verona, per la doppia elezione dei consiglieri di maggioranza Farronato e Zago, che hanno portato a coronamento un lungo, capillare e costante lavoro di un gruppo numeroso ed affiatato.

Forza ragazzi, si torna in trincea poiché…«solo chi si dà per vinto ha veramente perso!».

Piero Puschiavo

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